sono stanco di essere solo un bambino immaginario, ed è per questo che presto scriverò la mia biografia, che il mondo possa conoscermi: vivo di vita propria, ho miei gusti, mie volontà , sono quasi maggiorenne...e non ho ancora un cellulare mio personale, una camera, un guardaroba...devo usare sempre le cose che LEI sceglie di mettersi! ALTER EGO DI TUTTO IL MONDO, UNIAMOCI!
Jackoblog Iran
IRAN: un inizio difficile!
18.01.2006 ore 18.00
Io ‘stavolta non volevo proprio partire. La mamma continuava a mettere in valigia le mie cose e io, appena si girava, le toglievo rimettendole nel cassetto. Avanti e indietro così per ore finché la mamma mi ha preso per un orecchio, sempre gentile e garbata come è lei, e mi ha lanciato nella stanza dello zio. Nonostante le mie suppliche non sono riuscito a cavargli fuori che un “meno male che domani te ne vai, sporco puzzone”, cos’ neanche lui mi è stato d’aiuto! . Ma voi davvero credete che noi bambini possiamo crescere sereni in un tale clima di ostilità? Prima di sgridare o semplicemente ignorare un esserino sensibile come me, ricordatevi che state formando una mente del futuro!
Le solite liti prima della partenza
Chiaramente per cena la mamma non aveva voglia di cucinare, anche perché c’era tutto ancora da preparare, la fotocamera da installare… e le solite cose che, come sapete voi che venite spesso in giro per il mondo con me, la mamma che fa sempre all’ultimo momento e lo zio giustamente si arrabbia. A “sacco di patate” come al solito, ma stavolta per un altro motivo, vengo trascinato fuori di casa alle 11 della sera.
Lo zio ci accompagna e la mamma prende anche il mio zainetto, dato che io faccio finta di stare male. Trattengo il respiro finché divento prima rosso, poi blu, poi bianco con le labbra viola, ma ormai la mamma mi conosce e non ci casca più… quest anno finora sono riuscito a non andare a scuola neanche un giorno, ma il viaggio in Iran, quello non se lo fa proprio rovinare!
Arrivati in stazione io per prima cosa mi sono buttato per terra, poi non mi staccavo più dai pantaloni dello zio. Tutti urlavano e il treno soffiava, proprio come quello dei deportati. Un uomo spostava una luce rossa lungo i binari. Tutto il fumo usciva da sotto e le ragazze correvano avanti e indietro parlando lingue strane e sbattendo le valigie contro la polizia. L’apocalisse, ho pensato!
Sul treno infernale
Alla fine lo zio ci ha trascinati fino alla carrozza 10 e ci ha caricati sul treno che secondo me era stufo di averci intorno. Era già mezzanotte e tutti gli scompartimenti erano pieni di uomini neri con i denti bianchissimi che stavano al buio che neanche si vedevano. Nel nostro scompartimento c’era una donna rannicchiata proprio nel posto della mamma… lo zio, che in fin dei conti è sempre un turco, l’ha fatta alzare e ha sistemato i bagagli della mamma. Poi è uscito e ci ha salutati dal finestrino. La donna era piena di paura perché davanti a lei, sola nella cabina, c’era un ragazzo nero grandissimo con uno sguardo profondo, gli occhi lunghi e le ciglia molto scure. Ci fissava continuamente senza sorridere e socchiudeva gli occhi come i gatti.
Strani compagni di viaggio (tanto per non smentirci!)
La mamma, che lo zio Luca ha ragione a non mandarla mai in giro da sola, parla prima un po’ con la donna che non si capisce che accento ha, e poi chiede al ragazzo nero di dov’è. Lui dice che è del Camerun, la mamma fa un sorriso felice, che io li ho visti ai mondiali di calcio e penso anche lei. Anche lui ha capito che la signora è spaventata e allora fa un sorriso, ma spiega che effettivamente quel treno è molto pericoloso perché va a Napoli e l’ultima volta che ha fatto il viaggio, due tipi loschi nel suo stesso scompartimento hanno fatto finta di dormire tutto il tempo, poi, appena la gente ha cominciato a dormire davvero e l’unico sveglio è andato un attimo in bagno, in un batter d’occhio si sono alzati e hanno preso le valigie per scappare. Lui però lega sempre la borsa ai ferri del portaborse in alto e i ladri sono rimasti attaccati. Allora si è alzato - e sarà alto almeno 2 metri - si è messo davanti a loro e ha detto: “fermi tutti. Qui queste cose non si fanno perché non sono buone!”. Erano due marocchini. I neri sono piuttosto razzisti verso i marocchini: me ne parlano sempre male. Alla fine insomma è scoppiata una rissa e lui dice si è preso un sacco di botte in faccia. Adesso la donna vuole scendere dal treno, ma la mamma le fa qualche domanda per sdrammatizzare. Scopriamo che è di Messina e sta correndo da sua madre che probabilmente è in fin di vita in ospedale laggiù. Lei arriverà solo domani alle quattro del pomeriggio, proprio quando noi arriveremo a Tehran e ha paura di non trovarla già più in vita. È una delle tante storie di migrazioni Sud-Nord che hanno mescolato un po’ l’Italia qualche decina di anni fa. Lei si è cresciuta i figli al Nord da sola e parla male, ma un po’ anche bene, dei ”polentoni”; io la capisco, che ho una mamma nazista del Nord-Est produttivo!
Cultura che.. ???? Cultura islamica… ?!?!? Una questione di terre e miti letterari!
Poi il ragazzo di colore chiede alla mamma cosa fa lei e dove sta andando. Lei dice che studia cultura islamica e che sta andando a Tehran per un corso di lingua. I due non hanno nessuna reazione riguardo la destinazione, ma cominciano a urlare quando sentono “cultura islamica”. E lì anche il camerunese si incuriosisce e dice: “allora tu, visto che studi proprio queste cose mi devi aiutare a capire un problema di terre” dice proprio così “un problema di terre” e comincia ad elencare: “se Abramo è il primo figlio di Dio monoteista e ha avuto due figli… uno Isacco, e lo sappiamo tutti, con Sara, e uno Ismaele con la schiava egiziana Aghar, allora –dice- se Isacco ha avuto altri due figli che a loro volta hanno dei figli… Israele, ha diritto ad una terra, ma io voglio capire quale, perché nella Bibbia c’è scritto esattamente come era stata ripartita
Ma i neri non sono tutti musulmani ?!?!
Qui le cose si fanno complicate. Cerco di accendermi l’I-Pod che mi ha prestato lo zio per convincermi a partire, ma, come già potete immaginare, le batterie sono scariche. Allora mi fermo un attimo e penso “ma i neri non sono tutti musulmani?”. La mamma mi becca con la faccia da pesce lesso e l’I Pod impotente penzolante dalle mani e mi cala un ceffone sulla cioppa, così, con non chalance, senza nemmeno interrompere il discorso. Quando questo ripete per tre o quattro volte che solo Gesù è il vero Dio, la mamma gli chiede finalmente con che religione è stato cresciuto. E qui mi cade un altro mito… e se andiamo avanti così entro i 14 anni, giuro, o diventerò un vero nichilista o andrò a fare le selezioni per il Grande Fratello. “Cristiano!” risponde lui lasciando in sospeso un “perdindirindina, ci mancherebbe altro!” a conclusione della frase. “Ma non cattolico! Ehhh, quelli hanno i preti che gli raccontano le storielle, cantano le canzoncine, vanno a pregare e si portano in tasca una statua della madonna (quella con la lettera piccola, che l’altra con la “M” è una popstar-pornodiva di successo!). Io ho una religione vera, credo alla Parola, perché in principio ci fu il Verbo.”. (Accidenti, i Musulmani lo mettono sempre alla fine, sia in turco, sia in persiano, sia in arabo… com’è ‘sta storia!). A me questi che ce l’hanno su con le madonne alla fine stanno anche simpatici, come quello de “il sesso logora… chi non lo fa!”.
Evangelizzati dell’ultim’ora!
Comunque questo nero, che poi scopriamo si chiama Boris perché suo padre è ucraino… mah!…, a tutti costi ci vuole evangelizzare e per ogni discorso che noi cominciamo lui riprende un aggancio fantasma e ci infila la questione della Parola. Ci spiega che il suo sacerdote non gli darebbe mai una risposta se non scritta nel libro sacro. Invece ha sentito dire che i preti cattolici spesso fanno la confessione e vendono le loro opinioni come sacre. La cosa che gli dà più fastidio in assoluto è proprio la statuetta della madonna, che alla fine è un altro caso di intercessione proprio come il parroco del confessionale: ce l’ha a morte con quelli che, chiedendo una grazia di qua e una grazia di là, finiscono per adorare la madonna come se fosse vero Dio. Questo è paganesimo puro, ma lo dice anche la mamma!
Alla fine le madonna nella chiesa è asceso al cielo grazie ad un dogma e questo nero Evangelista proprio dei dogmi non vuol sentir parlare. I dogmi sono barzellette, non sono scritti delle scritture, sono dedotti, ovvero opera dell'uomo. Allora la mamma attacca con la storia del presepe che mi avrà raccontato 1000 volte e pretenderebbe anche che io raccontassi a scuola quando le maestre ci fanno fare il bue e l’asinello. Il bue, l'asinello, la grotta non sono mai esistiti, o meglio, se ci diciamo cristiani cattolici vuol dire che abbiamo accettato alcune scritture e non altre, accettate ad esempio da altre confessioni. Allora perché i libri che usiamo per le sacre rappresentazioni solo Vangeli apocrifi? A questo punto facevamo prima ad accettare quelli e a eliminarne qualcuno che non leggiamo mai. Perché noi, come dice in nero Evangelista, le letture non le leggiamo, ce le facciamo leggere o al massimo le guardiamo dipinte sui muri delle chiese.
Religione che hai, presepe che trovi! Alleluia!
Allora la mamma chiede a lui come fanno loro il presepe e lui dice: “con Gesù, la madonna e il padre di Gesù” “E il bue e l’asinello… ?”. Lui aggrotta le sopracciglia. Scatta su il napoletano, che era appena salito e si era seduto vicino a Concetta “proprio bene stiamo messi noi a Napoli, che ci mettiamo pure l'acciaino!”. Il nero sbalordito comincia a sentire una elencazione di personaggi che gli fanno sgranare sempre di più quegli occhi immensi e bianchissimi. Naturalmente Concetta non poteva astenersi dalla conversazione e comincia a raccontare degli ultimi presepi con
Ma il dibattito come al solito si fa più interessante quando ritorniamo alla povera madonna e al dogma della sua verginità, perché dovete sapere che la madonna è vergine solo 150 anni! Allora Concetta domanda “ma alla fine la madonna è morta vergine?”. La mia mamma risponde: “spero proprio di no per lei, poverina!”. E Boris a quel punto non ce la fa più e sbotta “ma come, poverina!” “Eh, perché, almeno partorendo….”. Allora Boris si mette ridere a constatare quanto sono ignoranti questi cattolici e ci spiega: “
Monoteisti cosmopoliti
Alla fine La grande lotta di Boris era riuscire a passarci tutti per pagani… più o meno come ha fatto Muhammad per ebrei e cristiani ai bei tempi… “Dato che voi avete cambiato la rivelazione, innalzando a rango divino le vostre belle statuette e stravolgendo il messaggio divino monoteista, io, sigillo dei profeti, porto con me la rivelazione riformata che purifica i vostri peccati”… ne avevo sentiti altri due fare questo tipo di discorso, ma, mentre uno è diventato uno dei più grandi padri della chiesa, l’altro non era finito tanto bene! La differenza tra Mosè, Gesù e Muhammad è che il primo era il primo; il secondo era ebreo e, rimanendo comunque un ebreo, seppur riformista, fino al seder di Pesah (per gli ebrei riformati “ultima cena”) che gli costò la vita, alla fine, da romani fu giustiziato, ma da ebrei fu condannato; il terzo invece, che era pagano con aspirazioni monoteiste, chiamato dalle tre tribù ebraiche di Medina come giudice esterno per diramare le loro contese, vedendo che era impossibile metterli d’accordo, dopo qualche anno decise di toglierli elegantemente di mezzo e con due o tre battaglie convertire Medina a città riformata. E riformata quella volta lo fu davvero! Alla fine, dico io, se vuoi fare una rivoluzione, un po’ di sangue lo devi spargere! Se no che rivoluzione è!
“Con le valigie in mano”. Piccole storie di emigranti!
In quel momento salgono gli ultimi due membri del nostro equipaggio: un’ucraina e una rumena. Si può dire che fosse uno scompartimento di emigranti: rumena, ucraina e camerunese immigrati in Italia; Napoletano e siciliana immigrati al Nord e io e la mamma emigranti nel mondo! Potrei inserire una digressione sulla mobilità del 21esimo secolo, ma per ora ve la risparmio, che se mi sente la mamma siamo finiti!
Entrano proprio mentre Boris stava dicendo “Questo non è paganesimo?” e la mamma rispondeva “ma si sa che i cattolici sono pagani! Ogni capitello di S. Antonio nasce su un altare di Apollo, ogni capitello alla madonna sorge su di un antico luogo di culto a Cerere e così via! Persino la data di nascita di Gesù è stata spostata per farla coincidere con quella di Mitra! Più pagani di così!”. E lì la rumena attacca “ma tutte le religioni sono pagane” –ecco, un’altra di buona qua!-. E Boris giù a ridere come un pazzo, Alleluia!
La mamma comincia con la palla delle immagini di culto e la loro relazione con il potere, la solita solfa sull’icona. Non l’avesse mai fatto! L’Ucraina e
Attenzione, colpo di scena!
Mentre Boris si riallacciava non si sa come ai nostri discorsi per infilarci qualche sermone evangelico, Concetta riassumeva al ragazzo napoletano, le prime battute che aveva perso. Lì, sentito che io e la mamma stiamo andando in Iran se ne viene fuori con un ingenuo “Ah, io l’estate scorsa stavo in Iraq”. Gelo! La mamma dice: “beh, l’Iraq è molto bello, ho sentito di molta gente che trascorre le vacanze in Iraq! Di solito però sono sauditi!”.
Sì, è proprio come pensate voi! Era uno di quelli di Nassiriya… avete presenti quelli di “Marco, Marco, guarda, eccoli lì quei bastardi! Pa-pa-papappap-pa-pa!” Ma sì, dai, quelli della missione di pace! Ma pensa te chi ci doveva capitare.! “Qui non dormo neanche ‘stanotte” –ho pensato-.
Comincia a raccontare un sacco di cose interessanti sia dell’Iraq, sia del Kosovo. Alla fine gli Italiani in tutte le guerre sono lì e non sanno bene perché, ma alla fine stanno simpatici a tutti. Pensa che quei “bastardi” di Nassiriya, il giorno dopo del combattimento portavano alle nostre forze armate acqua e ghiaccio, che laggiù, con 70 gradi all’ombra (se la trovi) è come dire ORO ! Racconta di come sono buoni e gentili gli irakeni, “gente che sa come si vivere” dice. In kosovo invece racconta di aver visto cose terribili. In particolare è scioccato dalla cattiveria, dall’alcolismo e dal modo in cui trattano i bambini. Loro in kosovo presidiavano i cimiteri, le chiese e le scuole cristiane. Una volta, fuori di un cimitero sperduto in mezzo alla campagna, un bambino di 5 anni con i libri di scuola cercava forse di tornare a casa. Davanti a questo cimitero, però, come nel cimitero di Konya c’era un branco di cani randagi minacciosi. Il bambino era fermo e aveva la morte disegnata in faccia. Un uomo, passando di lì in macchina, ha rallentato per vedere la scena, è scoppiato a ridere e poi è ripartito senza nemmeno cercare di aiutare quel bambino. I militari non potevano muoversi e non credevano ai loro occhi. Il piccolo si era persino fatto la pipì addosso dalla paura.
Il Risiko mondiale!
Poi il discorso è slittato sul Risiko mondiale, sui fiumi di petrolio che miracolosamente stanno lasciando l’Iraq, di come le notizie dei telegiornali siano terribilmente falsate, di come questo Paese, che nessuno ricorda bene perché è stato attaccato, veda sempre più lontana la possibilità di una ricostruzione post-bellica, perché se le risorse vengono scippate a mano leggera, è difficile che poi possano essere impiegate per un processo di pace e ricostruzione del Paese. La cosa che più mi ha stupito è che a dire queste cose era lui e non la mamma!
Chiude la digressione internazionale dicendo che nelle loro cartine del Risiko mondiale il prossimo pallino è messo sull’Iran e dice anche che stranamente il suo contingente è fermo da un anno e mezzo con l’ordine di tenersi pronti per una nuova imminente destinazione. I giornali iraniani parlano di Nouruz che sarebbe il Capodanno iraniano… tra poche settimane! attaccare durante i giorni di festa l’ha già fatto qualcun altro e è stato solo l’inizio di una lunga serie di guerre… io ho l’impressione che non porti tanto bene… in fin dei conti quello lo dicono davvero tutte le religioni… “almeno santificate le feste!”. “In quel caso- continua lui- sarebbe bello che l’Italia nelle guerre andasse a fare per una volta qualcosa di sensato, si alleasse con l’Iran e chiudesse i giochi di questo Risiko internazionale!”. Ribadisco che l’ha detto lui!
Mobilità… casa dolce casa!
Grazie a Dio poi il discorso cade sulle vicende familiari dei migranti, le famiglie spezzate, la difficoltà di ambientamento, prima nella nuova “terra” e poi, al ritorno, nella terra natìa. Era commovente! Il bel lagunare partenopeo ha una moglie giovanissima e una bimba che vede davvero raramente, ma preferisce lasciare a casa loro per non appesantirle con il tedio della vita del Nord, che lui trova insopportabile, crudele ed ingiustificata. Buoni cristiani esistono dappertutto – dice- ma al Nord evidentemente sono meno visibili. Concetta lo conforta e gli dà preziosi consigli. Concetta ha l’età della mia nonna e ha un figlio che ha l’età della mamma. Sta ancora studiando, ma si è sposato da un po’ di tempo. Concetta dice di non aver perso le sue radici, nonostante suo marito sia uno di quei frenetici produttivi del Nord-Est malati di tempo e di denaro, che se potessero andrebbero a lavorare anche la domenica. Mentre lo dice però i suoi occhi nascondono un velo di malinconia. In realtà come puoi dire “le mie radici”. La mia fidanzata Letizia – sempre lodato sia il suo nome – soffre molto di questo: si può dire che non abbia radici oppure che ne abbia troppe, un po’ come tutti quelli di Cinisello Balsamo, quartiere dormitorio nato per soddisfare l’avidità di forzalavoro del Nord-Ovest produttivo. Natale lo passa nella casa in montagna in Veneto, Pasqua nella casa al mare in Liguria, la vita se la brucia nella periferia della Grande Mela Italiana e le vacanze estive solitamente va all’estero… l’estero più assurdo che c’è… tipo Uganda, Messico, Armenia, Georgia e così via a bordo di una macchina da fuori strada con una chiocciola sul tetto! È un caso da indagare! Alla fine dove lascia le ciabatte e lo spazzolino da denti? Nella borsa con cui va in ufficio?
19.01.2006 L’alba sulla Capitale!
Finalmente un po’ si dorme, fidandosi del prossimo, ma mai troppo. Boris ha sempre un occhio mezzo aperto, la mamma ha legato le valigie e io ho messo l’I-Pod nelle mutande! Spero che lo zio non se la prenda!
Stazione… Roma Tiburtina, sei e cinquanta del mattino. Saluto tutti, scendo -trascinandomi dietro al mamma che si incastra continuamente nel corridoio per la borsa scomodissima che ha preso- e mi affaccio all’alba sulla capitale! Dimentico sempre quanto sia sporca e incivile Roma, sebbene abbia costante occasione per ricordarlo… basta guardare i treni che arrivano su in condizioni indecenti con tutte le orme delle scarpe sui sedili e le cartine più impensabili incastrate tra i braccioli e i finestrini. Senza sottolineare troppo il fatto che a Bologna tutti i treni che salgono sono in ritardo, tutti quelli che scendono sono in orario. Vabbè sorvoliamo! Inoltre dimentico sempre quanto cafoni siano i romani. Abituato ormai in Turchia, dove le donne passano per prime, i bambini vengono aiutati e gli uomini si cedono il passo l’un l’altro con fare cortese, è uno schock per me ogni volta che devo scendere e salire su un treno in Italia. Cafoni senza misura, calpestano vecchi, donne e bambini per appoggiare il loro culo puzzolente su un sedile e le loro scarpe sudice sull’altro. Senza, per altro, la maggior parte delle volte, riuscirci, perché le ferrovie italiane hanno la capacità di mettere tantissime carrozze su treni a bassa frequentazione, e pochissime su quelli dell’ora di punta! Ahhhh, Italiaaaaaahhh!
10 minuti per il cambio, ma me la prendo comoda, tanto non c’è lo zio… e soprattutto siamo a Roma! Infatti al binario 2 in arrivo un treno per Fiumicino aeroporto con 10 minuti di ritardo…. Adesso mi chiedo… un treno che passa ogni 15 minuti…come faccio a dichiararlo in ritardo di 10! Al massimo posso dire “è saltata una corsa!”. Vabbè, anche su questo soprassediamo!
Non soprassediamo però sul fatto, a dir poco scandaloso, che un treno diretto a Fiumicino aeroporto… e dicono proprio Fiumicino aeroporto… non abbia il posto per mettere le valigie e sia pieno di pendolari stronzi che nemmeno ti guardano in faccia mentre calpestano te e i tuoi bagagli da deportato. “Stronzi” Word me lo dà sbagliato, ma io devo proprio lasciarlo! Il treno ovviamente è graziosamente affrescato anche all’interno con dei deliziosi graffiti, segno del disagio giovanile delle tribù suburbane delle metropoli. Adorabili!
In aeroporto… un iraniano fighissimo!
Tratta di un’ora, poi carrello ad un euro… e scordatevi di riaverlo indietro, nessuno che ti dà indicazioni, ma tutti che sbuffano perché in qualche modo sei riuscito ad essere proprio piazzato sul bel mezzo del loro tragitto.. un po’ come il centro del cerchio e gli infiniti diametri che passano per esso! E voglio vedere se mi bocciano anche quest’anno!
Dopo un po’ di peripezie urbane con carrelli, valigie, ascensori, entrate che sembrano uscite e vice versa, la mamma riesce a trovare, prima un bagno dove lavarsi e vestirsi da iraniana, poi il banco informazione della Iran Air. Siamo i primi in assoluto. A momenti dovrebbero arrivare Domenico da Napoli, quello che ha i nostri passaporti… forse… e veronica da Bologna, una schizzata che ho sentito per telefono e che è fuori come una campana. Me la immagino bassa, castana, con un fisichino super, un sorriso a 34 denti e gli occhi luminosi che si strizzano quando sorride. Domenico me lo immagino invece lento, terrone, biondastro, con un fare molto rilassato e facilone, fisico asciutto, look grounge-orientalista etno-chic e un sorriso ammaliante. Mentre mi faccio queste pippe mentali il signore del desktop Iran Air mi fa un cenno strano con la mano. Mi scanto e vedo che il banco dove mi sono messo in fila è quello dei depliant… il ceck-in è al banco 337-338. Mi muovo pian piano, tanto siamo sempre a Roma, è meglio non dare nell’occhio! La mamma invece è in fissa su un tipo, tipico iraniano, davvero molto bello: alto, barba un po’ lunga ben curata, occhio scuro con toni chiari tendenti al verde e un taglio lungo e cigliato da medio-orientale, denti bianchissimi, labbra carnose ben disegnate, colorito olivastro tendente al dorato, portamento signorile, cappotto a mezza coscia, sciarpa elegantemente appoggiata con apparente disinvoltura, mani forti, dita affusolate e unghie ben curate. Insomma un vero figo iraniano un po’ occidentalizzato! Riesco a smuoverla a malapena, ma tanto finchè non troviamo il Napula che ha i nostri passaporti non possiamo fare ceck-in. Questo tale Domenico noi non l’abbiamo mai visto, ma lui ha i nostri passaporti e dovrebbe riconoscerci, inoltre Veronica ha detto che si erano accordati per indossare una sciarpa rossa.
Mi parcheggio lì e guardo tutti i desk delle compagnie aeree… Kuwait, emirati… bellissimo! Che ne dite di sbagliare aereo? La mamma la sgamo continuamente che sorride da idiota al tipo persiano… e lui anche le risponde. Le femmine! E quei cretini che ci vanno dietro!
Domenico Inge minareli to hastì! Ve Veronica xosh amadessì!
Dopo un po’ di queste smancerie comincio a perdere la pazienza e dico alla mamma di chiamare ‘sto tipo con la sciarpa rossa, che in tutto l’atrio non se ne vede una. La mamma ancora stordita decide di fare uno scherzo telefonico a quel povero disgraziato che non conosce nemmeno. Mi chiedo se è con l’età ci si rincoglionisce a questi livelli! Telefona e dice “Mimmo! Dove sei?”. Silenzio. Allora si spiega “Sono Francesca di Venezia, dove sei?”. “Sono al desk 338!” - “…! ... !” - “…? …?...”.
Noooooo! La mamma si gira e … l’unico che ha in mano un telefonino sapete chi è? … L’iraniano strafigo! E la mia fine! Ridono, si abbracciano, si piacciono, dicono un mare di kakkiate… e io lì a reggere il mokkolo! E nessuno che mi presenta. Vabbè che ‘sto tipo è altro 1,80 e io non arrivo all’1,40, ma almeno un po’ di considerazione! Finiti i convenevoli, mi presento e chiedo il passaporto controllando se è quello originale.
A questo punto manca solo Veronica . Il desk 338 comincia ad essere affollatissimo, tutti parlano persiano, le donne sono truccatissime e, sembra, col naso rifatto, foulard leopardati, pizzi neri, scarpe con tacchi da vertigine… ma di Veronica neanche l’ombra.
Guardiamo la foto e… ahhhh, ecco laggiù… ma si è lei, sì, sì, sì, è identica! “Veronicaaaa!” “Veronicaaaa!” e ci sbracciamo tutti e in scala come i sette nani. Questa tipa non ci bada. La rincorriamo “Veronicaaaa!”. Allora Domenico parte, passaporto alla mano, e le va a parlare. Peccato però che non sia lei! Ma ecco che arriva una tipa con una sacco di valigie… e l’aria mogia mogia… ma è uguale alla foto! Proviamo con meno convinzione, sperando che non sia lei… questa è proprio una sfigata… sai cosa vuol dire fare un viaggio con una così? Già mi porto dietro la mamma che rompe! Per fortuna non ci caga neanche lei. Ormai ci rinunciamo sconfitti, quando dal nulla esce fuori un furetto sorridente che sbaciucchia affettuosamente un papà canuto. Ci guarda strizzando gli occhi, sorride, è incantevole, leggera come l’aria, bionda, occhi azzurri con taglio da cerbiatto, mani gentili, carnagione chiara, movenze da fatina fattona della Montagnola, ma di famiglia bene… una gran tipa sgàgia, insomma!
È lei, comincia subito a fare cosino, a raccontare aneddoti spassosi mentre cerca di etichettare tutte le valigie che le passano tra le mani; nel frattempo trova anche il tempo per congedare il babbo e lanciare subito qualche frecciata di sfottìo a noi poveri malcapitati. È proprio la nostra Veronica! Non poteva essere diversamente!
Mister Comunella, Miss Caciara e Sbadatella colpiscono ancora!
Mentre la mamma e Veronica etichettano l’impossibile, compresi i bagagli a mano, Domenico attacca bottone con degli iraniani. Parla da dio! Io vado a sentire un po’ di persiano che in otto anni che lo studio con la mamma non ho ancora avuto il piacere di goderne la melodia! Uno di questi uomini iraniani doveva imbarcarsi, ma le sue valigie erano troppo pesanti, allora ha chiesto a Domenico di imbarcarne una a suo nome. Mister Comunella naturalmente ha accettato, poi si è fatto venire i sensi di colpa perché non sapeva cosa ci fosse dentro.
Per farla breve, in tutto questo casino siamo riusciti a fare ceck-in per ultimi, ma troviamo lo stesso il tempo per un buon caffè! Cerchiamo un bar e chiacchierando non ne vediamo neanche uno. Finisce l’aeroporto e scoppiamo a ridere. Siamo proprio a posto! E con questo andazzo dovremmo riuscire ad arrivare in Iran! Domenico prende in mano la situazione e ci porta al primo piano dove c’è la gastronomia. Casino col carrello giacche sopra giacche, borse, valigie, spingo io, spingi tu, ascensore, spingiamo troppo e rischiamo di uscire dall’altra parte… riprendi il carrello, fai manovra e finalmente eccoci all’isola gastronomica! Ci guardiamo… ci siamo già capiti… storciamo il naso… il chimico non piace a nessuno! “giù però c’è un bar che fa dei caffè davvero buoni!” Beh, se lo dice il Napoletano! Carrello, ascensore, salone principale … bar in ristrutturazione, ma con la “colazione dello cheff!”… sì, quella tutta in cose di plastica take away del gruppo Montana, quello che faceva gli hamburger con le mucche pazze! Ma il caffè è buono e ci fanno la spremuta fresca e una pastina veneziana con crema abbondante… tranne per
Vabbè, ci raccontiamo la storia della nostra vita modello Grande Fratello i primi due giorni… sono le 10:10… l’imbarco è alle 10:20! Ci diamo una smossa, sempre con gran calma, quando Domenico si ricorda che un tipo dell’Istituto culturale ci aveva chiesto di portare dei libri in Iran. L’appuntamento era all’aeroporto ‘stamattina… ma da buon persiano non aveva specificato né luogo né ora. Decidiamo di tornare al desk per cercarlo. Ci mettiamo in fila davanti al desk, ma non vediamo nessuno. Da un desk due file più in là vediamo una bionda che si sbraccia per attirare la nostra attenzione… “Eccolo!” pensiamo! Poi la tipa viene verso di noi gridando in tono minaccioso che l’aereo stava già imbarcando. Ci guardiamo, non capiamo, controlliamo il numero del desk in cui ci eravamo fermati e… opss! Era il 238! Vabbè… una cifra! Un vero disastro! Mancano ancora due minuti e l’imbarco è lì di fronte! “sì, ma ci sono tre posti di blocco prima!” “Aihhhhh!”.
L’imbarco !
Vabbè, i posti di blocco niente di che, tanto siamo comunità europea… anche se stavamo quasi per metterci nella fila degli extracomunitari… seguendo i persiani che erano al check-in con noi… in compenso al nostro posto c’era un coreano che si sentiva molto europeo perché cercava di convincere un poliziotto che lui era nella fila giusta. Lo dribbliamo e entriamo nell’area duty free. Lì ritroviamo tutti i nostri amici persiani del check-in e molti altri… non più di 20 comunque! La mamma e Veronica cominciano a montare il chador. La mamma mette sotto anche la cuffia da sottovelo e lo chiude alla maniera turca da ortodossa dei lupi grigi, come le hanno insegnato a Sivas. Veronica si incasina con una sciarpona nera che vorrebbe spacciare per roushari, ma fa troppi giri e quasi rimane strangolata. Allora Domenico avvicina una bella ragazza iraniana e le chiede di aiutare la povera Miss Caciara. Si forma un gruppello intorno a noi. Veronica ne esce ben bardata e la mamma già comincia ad essere guardata male perché porta il velo da ortodossa e lì il fanatismo si vede solo in televisione e negli uffici pubblici. Quando capiscono che siamo italiani scoppiano a ridere e le dicono che non serve coprirsi così tanto che fa impressione. E pensare che Veronica si faceva le paranoie pensando che non si potesse assolutamente indossare niente di colorato e che non si dovesse vedere nemmeno un po’ di collo! Qui invece si sfoggiano veli e veletti di seta coloratissimi appoggiati graziosamente alla nuca senza troppe mollette e mollettone, un po’ come in Vacanze Romane con gli occhiali da sole per ripararsi dal caldo. Un foulard insomma, niente di più normale!
Facciamo amicizia con un po’ di gente che ci dà mille numeri di telefono in caso avessimo problemi con la lingua, l’ambientamento o ci sentissimo soli.
Finalmente ci chiamano… che emozione!!! Un aereo da duecento posti e noi venti che possiamo scorazzare qua e là facendo foto da tutti i finestrini!
Xosh amadid!
Prendiamo i posti centrali e cominciamo con le foto ricordo da veri turisti… tutto l’aereo ride. A turno vengono a presentarsi e a raccontarci la storia della loro vita. Siamo gli unici italiani. Si siedono proprio sul sedile e cominciano a parlare gentilmente con degli occhi che sprizzano simpatia e modi molto eleganti. Le storie poi sono una più interessante dell’altra!